L'ULTIMO ISTANTE di Luigi Lucaioli

31.07.2020

L'ultimo istante.

« Lei e' affetta da antropofobia » , questo il responso del professore. Diagnosi, da me programmata a tavolino. Questo avrebbe supportato, la mia richiesta, in sede amministrativa. 
Da quando, dopo venti anni di servizio, divenuta caposala del nosocomio di....... fui colta da emorragia cerebrale. A mio favore, giocò il fatto, che ero di servizio e che l'equipe medica era di eccellenza. 
Tutto cominciò al mio rientro. Dopo un anno di assenza, fui accolta da un comitato di festeggiamenti, in mio onore.
Baci e abbracci, mi sommersero, e non potei fare a meno di una lacrimuccia, vedendo tanto affetto intorno a me.
Ma, quando mi abbracciò Gisella, ebbi un flash: vidi lei, appena uscita dall'ospedale, travolta da un'auto pirata.
« Accidenti» pensai. « come mi salta in mente un pensiero simile!? » 
Non so per quale alchimia o scherzo del destino, quel mio pensiero, di lì a poco, si sarebbe rivelata una tragica realtà. Salutata Gisella, stavo ancora ringraziando il professore che mi aveva operata, quando sentimmo lo schianto. Ci affacciammo alla finestra: un corpo inerte, giaceva sull'asfalto.
Fui presa da un attacco di isteria e risi come una pazza, fin quando, il professore mi assestò due sonori ceffoni.
Ancora non mi ero resa conto della realtà e del futuro che mi aspettava. Presto ne ebbi la conferma.
Una mattina, somministrando la terapia ad una paziente, la aiutai a sollevarsi dal letto: la vidi, in quello stesso letto, la stessa notte, esanime. 
La mattina dopo, entrando in servizio, seppi che durante la notte, la paziente della "4" era deceduta.
Per questo, avevo chiesto il trasferimento agli uffici amministrativi. Volevo evitare quanto più possibile, il contatto umano.
Come potevo spiegare, che vedevo l'ultimo istante di vita, di alcune persone? Sarei stata presa per pazza, meglio tenermi questo segreto con tutto il suo peso. Accettai in silenzio, la mia condanna, sperando di non essere più abbracciata, neanche per amore.
Non potevo sopportare l'idea di vedere l'ultimo istante di vita di chi mi viveva a fianco.