PERSONAGGI UMBRI: CHIARA DA MONTEFALCO

10.06.2026

CHIARA DA MONTEFALCO

Chiesa e monastero di San Leonardo
Chiesa e monastero di San Leonardo
Chiesa di Santa Chiara della Croce
Chiesa di Santa Chiara della Croce

Nacque a Montefalco nel 1268, in una zona vicina al Castellare, nei pressi della Chiesa di San Giovanni Battista, da Damiano e Iacopa, da una famiglia agiata, terzogenita dopo Giovanna e Francesco. Francesco entrò nell'Ordine dei Minori e poi fu provinciale e inquisitore. La sorella, con l'aiuto del padre, aprì il reclusorio di San Leonardo, del quale divenne la prima rettrice, nel quale le donne si ritiravano in reclusione per pregare, ispirandosi alla regola di Francesco d'Assisi, a quel tempo non riconosciuta ufficialmente. Chiara rimase profondamente colpita dall'esempio e dagli insegnamenti della famiglia, così che a sei anni entrò nel reclusorio della sorella, intitolato a San Leonardo, dove visse per i sette anni successivi. Essendo cresciuta la comunità del reclusorio, questo iniziava a risultare insufficiente all'accoglienza, pertanto Giovanna optò per il trasferimento sul colle Santa Caterina del Bottaccio, poco distante, dove si trovava un edificio non interamente costruito, con l'intenzione di costruirvi un vero e proprio monastero. Questa decisione non venne accolta con favore da parte degli abitanti di Montefalco, i quali vedevano aggiungersi un altro convento, laddove ne esistevano già uno benedettino, uno francescano e uno agostiniano, tutti viventi di elemosina, quindi già gravanti sugli abitanti del circondario, cercarono quindi di convincere il reclusorio a desistere dal proprio proposito. Il nuovo monastero adottò la regola di Sant'Agostino, ampiamente riconosciuta rispetto a quella francescana, dando vita al nuovo monastero della Santa Croce e di Santa Caterina d'Alessandria, unendo la vocazione eremitica del reclusorio a quella della regola monastica, Giovanna ne divenne la badessa. Chiara crebbe seguendo le vicende e le regole del convento, ne uscì solo nel 1283 a seguito di una grande carestia che obbligò le suore alla questua, ma poi fino alla morte le venne impedito di continuare, rimanendo isolata in clausura; alla morte della sorella, Chiara a soli 23 anni, la sostituì. Pur non avendo lasciato scritti e nonostante la clausura, riuscì a mantenere i contatti con il mondo esterno, ricevendo anche la visita di importanti cardinali, i quali le chiedevano consigli spirituali, perché sapeva parlare sia alle persone comune, attirate anche dalla sua fama di taumaturga ma anche con personaggi colti che ne ammiravano l'oratoria, anche profetica, e della sua intelligenza. Nel 1307 Bentivegna da Gubbio, il capo del movimento "Spirito di Libertà", tentò di convincere la badessa ad unirsi al suo movimento ma lei, dopo una serie di discussioni e confronti, lo rinnegò, lo denunciò e si prodigò per farlo riconoscere colpevole di eresia, lo fece condannare e, insieme a lui, i suoi confratelli, al carcere a vita. Nel 1303 dispose l'ampliamento del monastero e la costruzione della chiesa di Santa Croce e qui, cinque anni dopo, oramai ammalata, volle morire e volle essere sepolta: era il 17 Agosto 1308. Per tutta la sua vita visse in assoluta povertà, castità. austerità col rifiuto totale di ogni piacere, raccoglimento totale nella preghiera che, a volte, giungeva fino all'annullamento mistico in Dio, con conseguente perdita di ogni sensibilità. Usava spesso fustigarsi a sangue e indossava il cilicio. Dopo la sua morte, il Comune di Montefalco avviò un'indagine sul corpo della badessa, alla ricerca di segni prodigiosi che ne testimoniassero l'esemplarità espressa per tutta la vita. Da questa ricognizione risultò che nel suo cuore vi erano tre segni a forma di crocifisso e un flagello, reliquie che oggi sono conservate nella chiesa dove era stata sepolta; nella cistifellea vennero trovati tre globi identici, disposti a forma di triangolo, interpretati come riferimento alla Trinità. Nella chiesa del monastero di Santa Chiara da Montefalco, ricostruita tra il 1615 e il 1643, è custodito il corpo incorrotto di Chiara, in un'urna d'argento massiccio, ai suoi lati le altre reliquie: un busto reliquiario d'argento che la raffigura e contiene il cuore e una croce reliquiario contenente i tre globi trovanti nella cistifellea, il crocifisso e il flagello. Dopo un lungo processo di canonizzazione, Chiara venne dichiarata Santa da Papa Leone XIII nel 1881. Santa Chiara da Montefalco viene raffigurata di solito con un giglio in una mano o con una bilancia, da artisti come Rubens, l'opera si trova nella chiesa degli Agostiniani di Anversa.

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